Secondo l’European AI Barometer 2025, oltre un terzo delle aziende europee ha già registrato effetti finanziari significativi tramite iniziative AI, con benefici medi tra 5 e 15 milioni di euro e un profitto/saving medio di €6,24 milioni. I settori più reattivi? Industria avanzata (78%), sport (74%) e agroindustria (73%). Sanità, servizi professionali e settore pubblico restano invece più cauti.
Sul fronte dell’adozione operativa, il 42% delle imprese europee utilizza regolarmente l’AI — in crescita dal 33% del 2023 — e tra quelle che sperimentano l’AI, quasi i due terzi vedono un ritorno sugli investimenti entro un anno, con il 19% che lo ottiene già entro tre mesi.
Dal 1° agosto 2024 è entrato in vigore l’AI Act, il primo regolamento al mondo che classifica le applicazioni di intelligenza artificiale per livelli di rischio: da quelle non accettabili (vietate) fino ai modelli generali, obbligati a trasparenza e tracciabilità. Questo non è un freno, ma un acceleratore: stabilisce regole chiare e crea fiducia nei mercati.
Parallelamente, l’Europa sta investendo in AI gigafactories: l’iniziativa InvestAI mobilita 200 miliardi di euro, di cui 20 miliardi dedicati a data center di nuova generazione con centinaia di migliaia di GPU. Alla spinta comunitaria si aggiungono iniziative nazionali, come la coalizione di oltre 60 aziende europee che ha impegnato 150 miliardi in AI, e la Francia che ha destinato 109 miliardi al settore, inclusa la nascita del fondo Current AI per la sanità.
Non solo AI. Con EuroStack, progetto da 300 miliardi di euro in 10 anni, l’Europa punta a costruire un’infrastruttura digitale indipendente, garantendo autonomia tecnologica e resilienza geopolitica. Sovranità digitale non come slogan, ma come asset strategico per un futuro competitivo.
Con tecnologie emergenti che evolvono a velocità esponenziale, la resilienza non è più opzionale. Il principio delle “Three P” (Partnership, Procurement, Pivot) guida oggi la cyber policy: non limitarsi a difendere, ma progettare strategie che combinino sicurezza, agilità e capacità di adattamento.
Il panorama tecnologico europeo non è una corsa cieca al nuovo. È disciplina, visione, infrastruttura e governance. Per le imprese, il valore non nasce dall’inseguire le mode, ma dal saper orchestrare i trend in una strategia solida, etica e competitiva.
Questa è la differenza tra digitalizzazione e leadership tecnologica: la prima è adattamento, la seconda è visione.
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